A Proposito di:PROSTATA


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Indice dei contenuti

    LA PROSTATA

  1. Che cosa é la prostata
  2. Quali sono le malattie della prostata?
  3. Quando devo preoccuparmi della mia prostata?
  4. Quando devo cominciare a preoccuparmi della mia prostata?
  5. Quale medico si occupa della mia prostata?
  6. Chi si occupa della prostata oltre all'urologo?
  7. Quale ruolo ho io in quanto paziente?

    LE PROSTATITI

  8. Che cos'è la prostatite?
  9. Quali tipi di prostatite esistono?
  10. Che cosa causa una prostatite?
  11. Come si diagnostica una prostatite?
  12. Come si curano le prostatiti?
  13. Come si prevengono le prostatiti?
  14. Ma "io" che ormai, ho disturbi da molti mesi, forse anni, non ho speranze di miglioramento?
  15. Quando ho la postatite posso fare all'amore?
  16. La prostatite può ritornare?

    IPERTROFIA PROSTATICA BENIGNA (I.P.B)

  17. Che cos'è l'adenomatosi prostatica?
  18. Quandi inizia a formarsi la I.P.B.?
  19. Che cosa causa la I.P.B.?
  20. La I.P.B. può trasformarsi in cancro?
  21. Chi cura la I.P.B.?
  22. Quando si cura l'adenoma della prostata?
  23. Come si cura la I.P.B.?
  24. Come si scelgono le une o le altre?
  25. Compaiono frequentemente notizie di stampa a proposito di medicine che renderebbero inutile l'intervento chirurgico. Che cosa c'è di vero?
  26. Quali sono gli interventi chirurgici?
  27. É vero che l'adenoma prostatico può tornare?
  28. Come è il sesso dopo tali interventi?
  29. É vero che alcuni diventano incontinenti?
  30. Qual'è la cosa più importante da sapere a proposito della I.P.B.?

    L'ADENOCARCINOMA PROSTATICO

  31. Che cosa è il cancro?
  32. Il cancro della prostata è una malattia comune?
  33. Che cosa provoca il cancro della prostata?
  34. Ci sono altri sintomi?
  35. Perchè il cancro della prostata si diffonde?
  36. Come si fa la diagnosi di cancro della prostata?
  37. Quali sono gli stadi e possibili cure del cancro della prostata?
  38. Chi cura il cancro della prostata?
  39. Come fare a decidere qual'è la cura migliore nei singoli casi?
  40. Chi si occupa del cancro della prostata?

    CRIOCHIRURGIA PROSTATICA: LE DOMANDE PIÚ COMUNI

    T.U.N.A. TRANSURETRAL NEEDLE ABLATION

    TERMINI MEDICI


LA PROSTATA

1 Che cosa é la prostata ?

La prostata è una ghiandola sessuale delle dimensioni di una castagna. Si trova sotto la vescica e circonda l'uretra.

Il ruolo primario della prostata è di produrre una parte del liquido che viene espulso con l'eiaculazione.

2 Quali sono le malattie della prostata?

La prostata è sede di malattie infiammatorie (prostatiti); ingrossamento benigno (ipertrofia prostatica benigna, I.P.B. o adenomatosi prostatica); tumori maligni (adenocarcinoma prostatico.).

3 Quando devo preoccuparmi della mia prostata?

Per la sua sede sotto alla vescica e intorno all'uretra, la prostata influisce sul modo di urinare. Pertanto ogni volta che insorgono disturbi o alterazioni nella minzione la prostata può essere chiamata in causa.

4 Quando devo cominciare a occuparmi della mia prostata?

È importante occuparsi della propria prostata prima che essa inizi a causare disturbi, in tal modo si scopriranno eventuali tumori maligni in fase guaribile, (vedi le domande sui tumori). Il cancro della prostata colpisce circa il 10% degli uomini. Dopo i 50 anni è opportuna una visita urologica a scopo preventivo ogni 12 mesi.

5 Quale medico si occupa della prostata ?

L'urologo é il medico specialista che si occupa della prostata.

6 Chi si occupa della prostata oltre all'urologo.

Lo staff di una unità di diagnosi e cura per le malattie della prostata é costituito dall'urologo insieme ad altri medici specialisti ( quali radiologi e anatomopatologi) dai biologi dei laboratori di analisi, dagli infermieri specializzati, dai tecnici di ecografia ed infine dal personale organizzativo.

7 Quale ruolo ho io in quanto paziente?

Il paziente deve sapere che quando si rivolge ad una unità specializzata nella diagnostica e nella terapia delle patologie prostatiche si rivolge non solo all'urologo, ma, indirettamente, a tutti i suoi collaboratori; infatti lo specialista é abituato a lavorare e a studiare con loro ogni singolo caso. Il paziente stesso deve sentirsi coinvolto in questo gruppo che si prende cura del suo problema, non come oggetto passivo che "ingoia" pillole o a cui viene "asportato" qualche "pezzo", ma come un soggetto attivo con il suo pieno e particolare ruolo nei ragionamenti e nelle decisioni diagnostiche e terapeutiche che lo riguardano.


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LE PROSTATITI

8 Che cosa é la prostatite ?

La prostatite é una infiammazione della prostata, può essere di diverso tipo e origine.

9 Quali tipi di prostatite esistono ?

La prostatite può essere:
Esistono anche situazioni intermedie tra quelle acute e quelle croniche.

10 Che cosa causa una prostatite ?

Le cause di prostatite sono molteplici e non sempre agevoli da identificare.
Molto spesso dei germi risaliti lungo il canale urinario, o discesi dalla vescica possono raggiungere la prostata causando una infiammazione. Poichè i tubicini della ghiandola prostatica assomigliano a grappoli d'uva che sboccano nell'uretra, é facile intuire che questi sbocchi delle secrezioni prostatiche possono diventare la porta d'ingresso dei germi nella prostata. Inoltre, poiché questi gruppi di ghiandole sono inglobati in un tessuto muscolare e fibroso duro, in caso di infiammazione, essi tendono a strozzarsi e alterarsi a causa del "gonfiore " associato alle infiammazioni. Così avviene che le secrezioni e i batteri ristagnino non trovando modo per uscire, in tal modo la prostatite da acuta tende a durare nel tempo diventando cronica.

11 Come si diagnostica una prostatite?

L'urologo scopre una prostatite dalla storia del paziente, dagli accertamenti di laboratorio, dalle immagini dell'ecografia, dagli esiti di una biopsia, dalla visita rettale. Si tratta di una diagnosi che tavolta è difficile; può trattarsi addirittura, in alcuni casi, di una sorpresa positiva in quanto certi quadri di prostatite simulano il cancro della prostata.

12 Come si curano le prostatiti ?

Le prostatiti si curano con farmaci antibiotici, antinfiamatori, norme di vita e norme dietetiche.

13 Come si prevengono le prostatiti ?

È importante rivolgersi all' urologo non appena si manifestano i primi disturbi, specie il bruciore urinario, o l'aumentata frequenza delle minzioni. Curare la prostatite nelle sue prime fasi è più semplice rispetto a quando sia già cronicizzata .
Può essere pertanto molto importante rivolgersi precocemente al medico al fine di mettere in atto rapidamente la procedure diagnostiche opportune.

14 Ma "Io" che ormai, ho disturbi da molti mesi, forse anni, non ho speranze di miglioramento?

È difficile rispondere a tale domanda. L'esperienza insegna che spesso si possono ottenere dei risultati soddisfacenti anche dopo anni di trascuratezza. Capita però, altre volte, che già dopo poche settimane di disturbo non si riesca più ad ottenere una guarigione completa.

15 Quando ho la prostatite posso fare all'amore?

Nella fase acuta sarà difficile avere questo problema, ma nelle fasi croniche nulla vieta una attività sessuale regolare. Nei rapporti bisogna tenere conto che spesso possono essere presenti disturbi della eiaculazione che spesso é più precoce di quanto non sia normale per il paziente. Talvolta l'eiaculazione può essere dolorosa o fastidiosa.
Queste evenienze non devono di per sè impedire i rapporti. Sono addirittura da sconsigliare l'astinenza prolungata o atteggiamenti di "genitalizzazzione" dell'attenzione. (Pensare sempre al fastidio dei testicoli, toccarsi il perineo, angosciarsi per ogni bruciorino minuscolo, disperarsi per un rapporto sessuale non "tecnicamente perfetto").

16 La prostatite può ritornare?

Certamente é possibile: la forma "acinosa" della ghiandola prostatica favorisce sia la cronicizzazione che il riaccendersi dell`infiammazione.
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IPERTROFIA PROSTATICA BENIGNA (I.P.B.)

17 Che cosa é l'adenomatosi prostatica?

Quando si parla di "Ingrossamento della prostata dei vecchi", Si usa quasi sempre una terminologia sbagliata perché:

18 Quando inizia a formarsi la I.P.B.?

La I.P.B. inizia a svilupparsi molto presto, già dopo i 30 anni, ma non in tutti i soggetti cresce con la medesima velocità.

19 Che cosa causa la I.P.B.?

Non si conosce con esattezza la causa della I.P.B. Alcuni ricercatori ritengono che sotto lo stimolo delle urinazioni continue, delle eiaculazioni e delle infiammazioni si verifichino dei microtraumi che liberano dai tessuti prostatici vicino all'uretra una sostanza capace di causare l'accrescimento delle ghiandole vicine.

20 La I.P.B. può trasformassi in cancro?

Solo 20 cancri prostatici su 100 si originano dalla I.P.B.
Non é stato dimostrato che I.P.B. grandi degenerino in cancro più facilmente di quelli piccole. Pertanto non si deve scegliere di operare la I.P.B. per di prevenire il cancro, perché come abbiamo detto, anche dopo aver tolto l`adenoma, la prostata resta in sede. Infatti chi è stato sottoposto ad intervento di "prostata" deve seguire i programmi di prevenzione dal cancro prostatico come chi non é stato operato. Anzi, una ghiandola "tagliata" per togliere l'adenoma potrebbe anche agevolare la diffusione di un tumore insorto successivamente nella prostata.

21 Chi cura la I.P.B. ?

L'urologo é lo specialista che si occupa di curare la I.P.B.

22 Quando si cura l'adenoma della prostata?

Bisogna sapere che prostate con piccoli adenomi possono dare molti disturbi e prostate grandi possono anche essere silenti. In molti centri si usa un questionario per capire l'entità dei disturbi di un paziente (vedi allegato: 23 Come si cura la I.P.B.? Esistono cure con medicine o cure con operazioni chirurgiche.

24 Come si scelgono le une o le altre?

Dipende dall'entità dei sintomi, dalle dimensioni dell'adenoma, dall'età e dalle condizioni generali del paziente e anche dall`esperienza dell`urologo.

25 Compaiono frequentemente notizie di stampa a proposito di medicine che renderebbero inutile l'intervento chirurgico. Che cosa c'è di vero?

In effetti negli ultimi anni sono stati commercializzati farmaci estremamente efficaci nel ridurre i disturbi causati dalla prostata. Semplificando al massimo si tratta di medicine che vanno prese per lunghi periodi e che, con meccanismi diversi, allargano il canale urinario che attraversa la prostata, permettendo perciò un deflusso più agevole dell`urina. La loro efficacia è ampiamente dimostrata. Grazie a tali medicine il numero dei pazienti che devono essere operati si e fortemente ridotto negli ultimi tempi. Non tutti i casi, però, ne beneficiano in eguale misura.
Non tutti i pazienti le tollerano altrettanto bene. Non sempre i buoni risultati ottenuti in un primo tempo sono poi mantenuti. Si capisce quindi perché la chirurgia mantenga un ruolo importante.

26 Quali sono gli interventi chirurgici ?

Esistono cure chirurgiche di molti tipi:

27 È vero che l'adenoma prostatico può tornare ?

Si, in effetti per ognuna delle tecniche esiste la possibilità che si renda necessario un altro intervento per rimuovere tessuto adenomatoso residuo o ricresciuto.

28 Come é il sesso dopo tali interventi?

Non dovrebbe esserci impotenza dopo la chirurgia prostatica. Purtroppo però capita in alcuni casi che tale evento si verifichi. Non si conoscono esattamente le cause per tale avvenimento.

29 È vero che alcuni diventano incontinenti ?

E possibile un certo grado di incontinenza urinaria dopo un intervento chirurgico tradizionale. Solitamente però, il problema si risolve in poche settimane o mesi.

30 Quale é la cosa più importante da sapere a proposito della I.P.B. ?

Poiché può coesistere un cancro della prostata, bisogna accertarsi prima di operare se questo esiste oppure no. Tale eventualità va anche esclusa prima di iniziare una cura con medicine. Operare o curare senza essere prima sicuri che non ci sia anche un cancro espone a gravissimi rischi il paziente. Come diagnosticare in tempo il cancro della prostata sarà descritto nel prossimi capitoli.


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L'ADENOCARCINOMA PROSTATICO

31 Che cosa é il cancro ?

Il cancro é una malattia caratterizzata dalla crescita incontrollata di cellule anormali dell'organismo. Il corpo umano é fatto di miliardi di cellule. Le cellule si riproducono dividendosi, in tal modo sono possibili la crescita o la riparazione di una ferita. Tavolta le cellule si moltiplicano in modo eccessivo e originano una massa chiamata tumore. Alcuni tumori sono benigni (non cancerosi), altri maligni (cancerosi).
La crescita dei tumori benigni é limitata e mette raramente in pericolo la vita, anche se può interferire con le funzioni normali dell'organismo. I tumori maligni, invece, invadono e distruggono i tessuti normali. Con le metastasi, cellule tumorali si separano dal tumore originario diffondendosi con la circolazione sanguigna o linfatica in altre parti del corpo dove si riproducono dando origine a nuovi tumori.
In alcuni casi i tumori maligni crescono e si diffondono rapidamente, in altri casi lentamente. Per questa ragione è talvolta maggiormente favorevole il decorso di un tumore grosso, ma poco aggressivo (si definiscono "ben differenziati"), rispetto ad uno piccolo, ma a crescita incontrollata ("tumori scarsamente differenziati").

Una delle sedi in cui si sviluppano più frequentemente tumori nell'uomo é la ghiandola prostatica o prostata.

L'opinione generalmente diffusa che tumore maligno o cancro sia sinonimo di morte certa e imminente é assolutamente falsa. In modo particolare, il cancro della prostata può essere agevolmente diagnosticato in una fase precoce e pertanto guaribile; inoltre, per le sue caratteristiche di lentissimo accrescimento permette una lunga sopravvivenza anche nella grande maggioranza dei casi in cui sia scoperto in uno stadio non più suscettibile di guarigione completa.

32 Il cancro della prostata é una malattia comune?

La presenza di cellule cancerose nella prostata é rara prima dei 40 anni ( 1 %), ma con il progredire dell'età diviene estremamente frequente fino ad interessare quasi il 100% degli uomini di oltre 70 anni. Fortunatamente però, solo in una parte di casi queste cellule si sviluppano dando origine ad un tumore clinicamente manifesto.
In Italia il cancro della prostata rappresenta la 3a causa di morte tra i tumori, con una percentuale più elevata del 60% nel Nord del paese. Attualmente, ogni italiano con più di 65 anni ha circa il 3 % di probabilità teorica di morire per questa malattia.

Il controllo periodico aiuta il medico a diagnosticare il cancro prostatico in una fase precoce, quando cioè non é solo curabile, ma anche guaribile.

I sintomi del cancro della prostata sono assenti o scarsi nelle prime fasi e spesso associati a quelli di una iperplasia prostatica benigna, (I.P.B.) coesistente. Entrambe le malattie sono comuni nell'uomo e causano spesso difficoltà minzionali con getto debole e frequente. La I.P.B. é l'ingrossamento di quella parte interna della prostata che circonda da vicino l'uretra. Come abbiamo già detto (cfr. Ipertrofia Prostatica Benigna ), non é un cancro. Il solo modo accurato per distinguere tra I.P.B. e cancro é l'ecografia prostatica transrettale associata al dosaggio del P.S.A. e alla visita del medico specialista (vedi domande successive).

33 Che cosa provoca il cancro della prostata ?

La causa esatta del cancro della prostata é sconosciuta. Non si sa ancora perché, in alcuni casi, le poche cellule cancerose presenti nella maggioranza dei soggetti anziani inizino a proliferare dando origine al tumore.
Nelle sue fasi iniziali il tumore può non dare disturbi, poi, con il passare del tempo, man mano che si accresce, il tumore inizia a premere sulle parti vicine, ad esempio l'uretra. Questo fenomeno ostruisce il regolare deflusso dell'urina dalla vescica. In questa fase della malattia gli uomini urinano più frequentemente del normale (questo é spesso il primo sintomo della malattia) ; tavolta la minzione é molto difficile, addirittura dolorosa.

34 Ci sono altri sintomi ?

Altri sintomi sono la presenza di globuli rossi o bianchi nell'urina o nello sperma. E' importante ricordare che il cancro della prostata, specialmente negli stadi iniziali, può non dare sintomi di sorta. Per questo dopo i 40/50 anni si raccomandano controlli specialistici regolari.

Quando il cancro della prostata si diffonde ai linfonodi vicini, alle ossa o ad altri organi, molti uomini sentono dolori ossei o articolari.

35 Perché il cancro della prostata si diffonde ?

La crescita e il normale funzionamento della prostata dipendono da un ormone maschile: Il testosterone. Quasi tutto il testosterone é prodotto dai testicoli, una piccola parte dalle ghiandole surrenali. Il testosterone ha il medesimo effetto sul cancro della prostata che la benzina sul fuoco. Fino a quando l'organismo produce testosterone il tumore cresce e si diffonde.

36 Come si fa la diagnosi di cancro della prostata ?

I medici usano molti metodi per diagnosticare il cancro della prostata.

L'esplorazione rettale é il sistema più usato ed antico. Con tale esame il medico infila un dito guantato e lubrificato nel retto e palpa la superficie posteriore della prostata attraverso la parete intestinale, in tal modo ne valuta la forma e la consistenza. Questa procedura è rapida e causa un minimo fastidio al paziente. Purtroppo quando il medico sente "qualcosa" e questo si rivela essere un tumore, 1 volta su 2 la malattia è già avanzata, e non più guaribile. Questo perchè non tutti i tumori hanno forma e consistenza tali da renderli diversi e perciò riconoscibili rispetto al tessuto sano e, inoltre, anche perchè molto spesso, sono situati nella parte di prostata che non può essere toccata dal dito esploratore.
Un'altro test in uso é il dosaggio della fosfatasi acida prostatica ( F.A.P.) nel sangue. La FAP é un enzima prodotto dalla prostata. Quando é presente un tumore, i livelli ematici di questa sostanza aumentano. Questo esame é stato il primo ad essere utilizzato negli anni passati, attualmente viene usato in misura minore poiché si é scoperta un'altra sostanza prodotta dalla prostata in grado di offrire un maggiore aiuto nella diagnosi.
L'antigene prostatico specifico (P.S.A.) é una proteina prodotta esclusivamente dal tessuto ghiandolare prostatico sano e malato. Questa sostanza aumenta nel sangue quando si sviluppano nella prostata un maggior numero di cellule ghiandolari; le cellule ghiandolari malate, infiammate o tumorali, producono molto più PSA dalle cellule normali.

Studi recenti hanno permesso di dimostrare che esiste una relazione tra il volume della IPB e il livello del PSA. Mediante l'indagine ecografica transrettale si può perciò ricavare il valore di riferimento individuale per il singolo paziente (PSAP : PSA predetto ). Quando il PSA dosato nel sangue supera il PSAP é necessaria molta prudenza perché é altamente probabile la presenza di cellule carcinomatose.

I valori di riferimento di molti laboratori di analisi sono molto alti, e pertanto possono generare un falso ottimismo; a volte anche con valori molto inferiori a quelli ritenuti normali possono essere presenti adenocarcinomi significativi della prostata.

L'ecografia prostatica transrettale é una indagine che permette di identificare il valore del PSAP, le aree sospette, la funzionalità della vescica, la presenza di calcoli prostatici, la struttura della prostata anche nella parte lontana dal retto dove il dito del medico non arriva con l'esplorazione rettale.
Durante questo esame uno strumento sottile, in grado da generare onde ultrasonore, viene inserito nel retto. Queste onde sono riflesse dai tessuti a seconda dalla loro consistenza generando echi diversi. La stessa sorgente di ultrasuoni é in grado di ricevere gli echi di ritorno, questi echi vengono poi trasformati in una immagine che il medico può vedere su uno schermo televisivo.

Quando si sospetta la presenza di un cancro della prostata esiste un solo modo per essere certi dalla diagnosi: la biopsia . Il medico può prelevare piccoli pezzetti di prostata mediante un ago sottile. Questi pezzetti vengono esaminati al microscopio in modo da verificare se esistono cellule carcinomatose.

Il modo più sicuro e indolore per prelevare i pezzetti di prostata nelle zone sospettate é la biopsia prostatica ecoguidata per via transrettale. Il medico "vede" ecograficamente le zone a rischio e lì esegue i prelievi (tecnica ecografica mirata).

37 Quali sono gli stadi e le possibili cure del cancro della prostata?

Solo se il medico riesce a determinare lo stadio della malattia potrà instaurare la cura migliore per i singoli casi. Le cure possono variare a seconda delle condizioni generali del paziente, dall'età e dello stadio della malattia.

E' importante che il paziente discuta con il medico le diverse opzioni possibili, i loro vantaggi e gli svantaggi.

Gli stadi e le terapie possibili per il cancro della prostata sono descritti nelle pagine seguenti.

STADIO A _ Il tumore é localizzato all'interno della ghiandola ed é troppo piccolo per essere diagnosticato con l`esplorazione rettale, ma può essere diagnosticato con le altre procedure. In questo stadio il tumore non dà sintomi ed é guaribile. Sono possibili diversi tipi di terapia: la rimozione chirurgica dalla prostata, la radioterapia e la criochirurgia. Per tumori di stadio A, molto piccoli può essere presa in considerazione anche la scelta di una vigile attesa.

La rimozione chirurgica della prostata ( PROSTATECTOMIA RADICALE )

Si tratta di un intervento chirurgico denominato prostatectomia radicale. Con questa operazione si asportano la ghiandola prostatica, le vescicole seminali e le ghiandole linfatiche vicine.
I vantaggi di questo intervento sono di natura psicologica e reale: il paziente é naturalmente portato a ritenere che l'asportazione chirurgica dalla ghiandola coincida con l'asportazione completa della malattia e pertanto con la guarigione. Ma è ormai universalmente riconosciuto che solo per malattie che non si sono ancora diffuse fuori dalla prostata ( stadi A e B ) questa aspettativa è realmente giustificata. Infatti, l`intervento può risultare un sacrificio inutile quando, nonostante l`impegno messo in atto, la stadiazione preoperatoria sia stata sottostimata. Purtroppo capita in molti casi che dopo 1/3 anni il paziente scopra di essere portatore di cellule tumorali residue. Si verifica così che solo a posteriori si possa realmente dire se l`intervento sia stato utile o inutile.
Gli svantaggi sono legati al tipo di intervento; necessità di affrontare un rischio chirurgico notevole che pertanto richiede delle condizioni generale buone, l'ospedalizzazione di 2/3 settimane dopo l'intervento una convalescenza di alcuni mesi, una alta percentuale di impotenza e la possibilità della incontinenza. Come per ogni procedura chirurgica sono inoltre possibili altre complicanze che richiedono ulteriori trattamenti.
Tutte queste considerazioni hanno messo in forte discussione nel mondo medico questo intervento, tanto che vi é una revisione critica in atto su quali siano le sue corrette indicazioni e il suo ruolo nella cura di questa malattia.

Radioterapia -

Con questa procedura si impiegano radiazioni ad alta energia per uccidere i tessuti cancerosi. Questa terapia é valida per chi non vuole affrontare i rischi dell'intervento chirurgico.
I vantaggi sono la possibilità di eseguire le sedute di radioterapia senza ricovero, una discreta possibilità di contenere lo sviluppo del tumore ed in alcuni casi di guarirlo, la possibilità di eseguire il trattamento anche in età avanzata e in condizioni generali non ottimali.
Gli svantaggi sono il senso di stanchezza, reazioni cutanee nelle aree trattate, la necessità di urinare spesso e con bruciori, nausea, diarrea, irritazione del retto, sanguinamenti. La maggior parte di questi effetti cessano con la fine della terapia. Esiste inoltre la concreta possibilità di non riuscire a distruggere tutte le cellule tumorali.
Anche per questa terapia espone al rischio di impotenza.

La crioablazione -

La crioterapia era una terapia in uso negli anni 60/70 che é stata abbandonata per le molte complicanze che si verificavano all'epoca. Recentemente, progressi tecnologici e la possibilità di evitare i rischi dalla metodica grazie al controllo ecografico introperatorio hanno riportato l'attenzione dalla comunità medica su questa tecnica.
Si inseriscono nella prostata, sotto guida ecografica, delle sonde speciali in cui circola una sostanza a raffreddata a -200 gradi. Il freddo che si genera distrugge i tessuti tumorali che vengono successivamente riassorbiti. I vantaggi della metodica sono: breve periodo di ospedalizzazione (da 1 a 3 giorni) ,la convalescenza breve (solitamente il paziente riprende una vita normale dopo 7 giorni), la possibilità di eseguire la terapia anche in età avanzata e in condizioni generali scadenti, la scarsità di complicazioni chirurgiche, la ripetibilitá della procedura ove necessario, la possibilità di scegliere in un tempo successivo altre forme di terapia, l'elevata percentuale di guarnigione che nel 85/95 % dei casi richiede un solo trattamento.
Gli svantaggi sono la necessità di dover eseguire in alcuni casi una seconda crioterapia, il rischio di impotenza, i rischi presenti in ogni procedura operatoria.

STADIO B _ Il tumore é ancora localizzato dentro la prostata, ma si estende nella ghiandola e spesso può essere percepito alla esplorazione rettale. Spesso non ci sono ancora sintomi associati al tumore di questo stadio. Le possibilità terapeutiche dal cancro della prostata in questo stadio permettono ancora una cura radicale. Le terapie possibili sono le stesse dello stadio A.

STADIO C _ Il tumore é diffuso fuori dalla ghiandola, invade i tessuti circostanti. In questo stadio é frequentemente presente una difficoltà della minzione. Alcuni medici trattano anche questo stadio della malattia con la prostatectomia radicale, ma attualmente é prevalente la scelta della radioterapia, della terapia ormonale o la loro associazione. La crioterapia é ancora in grado di assicurare un trattamento guaritivo in molti casi di diffusione extraghiandolare limitata.

Nello stadio C si può praticare la terapia ormonale. Con questa terapia si diminuisce il livello del testosterone e, pertanto , si ottiene una diminuzione di volume del tumore e il controllo della sua crescita. Con questa cura, man mano che la prostata si riduce di volume, i sintomi urinari migliorano.
Ci sono molti modi per ridurre il livello del testosterone.

La rimozione chirurgica dei testicoli -

Questa terapia é stata utilizzata tradizionalmente ed é ancora usata da molti chirurghi. Il suo termine tecnico é orchiectomia. Benché si tratti di un intervento semplice e non rischioso ha un impatto psicologico rilevante. Bisogna però tenere presente, a suo vantaggio , che non richiede di assumere preparati farmacologici, che i suoi effetti curativi sono ottimi e gli effetti collaterali (impotenza e vampate) sono sovrapponibili alle altre terapie ormonali.

LH-RH analoghi -

Con questa terapia ormonale si somministrano delle sostanze artificiali che diminuiscono i livelli di testosterone. In tal modo la prostata e il tumore diminuiscono in volume, i sintomi urinari migliorano, eventuali dolori cessano o diminuiscono. Queste sostanze vengono somministrate mensilmente, per la via intramuscolare o sottocutanea.

Al pari dell'orchiectomia causano impotenza e vampate.

Blocco androgenico totale -

Con questo tipo di terapia ormonale si aggiunge al LH-RH un'altro farmaco per via orale che elimina anche l`effetto della piccola quota di testosterone prodotta dalla ghiandole surrenali.
Gli effetti collaterali di questa terapia sono, oltre all'impotenza e alle vampate, nausea, diarrea e affaticamento.

STADIO D _ In questo stadio della malattia le cellule cancerose si sono già diffuse in altre parti del corpo (linfonodi, ossa, altri organi). I sintomi più frequenti in questo stadio sono difficoltà urinarie, dolori ossei, perdita di peso. Questi sintomi non sono sempre presenti, il paziente può non avvertire disturbi anche in presenza di una malattia diffusa.
In questo stadio si praticano le terapie descritte per lo stadio C: terapia ormonale, radioterapia, crioterapia; talvolta può essere praticata anche la chemioterapia.

Recentemente la scelta più comune é di non eseguire la prostatectomia radicale in presenza di metastasi dimostrate. Questo atteggiamento contrasta però con l'opinione di altri ricercatori secondo i quali l'asportazione del tumore originario é cosa utile, ecco perchè la crioterapia, distruggendo la massa tumorale con rischi ridotti, rappresenta una scelta possibile anche nello stadio D.

La chemioterapia

La chemioterapia é una cura con la quale si somministrano per la via endovenosa sostanze chimiche che uccidono le cellule tumorali. Il problema é che queste sostanze danneggiano anche un certo numero di cellule normali. Per questo motivo vengono usate preferibilmente nelle forme molto avanzate. La chemioterapia causa molti effetti collaterali.

38 Chi cura il cancro della prostata ?

Quando si sospettano problemi prostatici il medico pratico curante può interpellare uno specialista chiamato urologo. L'urologo é un medico e chirurgo preparato a diagnosticare e curare le malattie dell'apparato urinario e genitale. L'urologo capirà se i sintomi di un paziente sono causati da IPB o cancro. In alcuni casi il paziente può essere anche inviato da un oncologo (uno specialista nel trattamento medico del cancro)

39 Come fare a decidere quale é la cura migliore nei singoli casi?

Questo scritto non vuole e non può dare risposte complete per ogni singolo problema. Aspetti troppo tecnici sono stati volutamente esclusi. Ad esempio non si é parlato del ruolo della linfoadenectomia laparoscopica di staging, della resezione prostatica distruttiva o radicale.
L'esperienza porta a dire che ogni possibilità di cura dovrebbe essere quanto più possibile discussa e chiarita tra medico e paziente, senza voler necessariamente escludere i parenti più prossimi. Solo così tutti potranno portare il loro contributo alla cura prescelta in modo tale da trarne i migliori benefici.

40 Chi si occupa del cancro della prostata?

E' normale apprendere con ansia, preoccupazione o angoscia di essere portatori di cancro della prostata. Gli stessi sentimenti e pensieri vivranno in parenti e amici.
Dialogare con chi ha già affrontato questi problemi può essere un modo per ricevere aiuto e incoraggiamento.
Se lo desiderate potreste chiedere al vostro medico di mettervi in contatto con altri pazienti. I pazienti che afferiscono al nostro gruppo sono incoraggiati a confrontare con altri le proprie esperienze, in modo da poter prendere le opportune decisioni terapeutiche in modo più informato e consapevole possibile.

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CRIOCHIRURGIA PROSTATICA:
LE DOMANDE PIÚ COMUNI

Vi preghiamo di riservare qualche minuto alla lettura delle informazioni che riguardano l'ablazione criochirurgica della ghiandola prostatica. Pensiamo che parecchi dubbi potranno essere fugati; inoltre, abbiamo raccolto qui di seguito le domande che più spesso ci vengono poste a riguardo della crioterapia.

D. Cosa è la criochirurgia?

R. Vi è stato un primo tentativo si eseguire l'ablazione criochirurgica (distruzione di tessuti mediante congelamento con azoto liquido) di cancro alla prostata verso la metà degli anni '60. Così come veniva concepita all'epoca, la procedura consisteva in una incisione del perineo (la zona tra lo scroto e il retto), i chirurghi introducevano quindi la sonda congelante direttamente nella ghiandola prostatica, aiutandosi con ciò che riuscivano a vedere e toccare, per controllare la procedura, man mano che essa andava avanti. Le gravi complicanze causate dall'impossibilità di tenere sotto controllo il processo di congelamento e di sapere quale tessuto veniva precisamente distrutto portarono ad un abbandono della tecnica.
Nel 1985 il dott. Gary Onik, un radiologo interventista, ricominciò a sperimentare la tecnica crioterapica in relazione ai vantaggi offerti dall'ecografo: la visualizzazione in tempo reale dell'interno dei tessuti.
Il dott. Onik scoprì che anche il processo congelante poteva essere visualizzato in questa maniera e, nel 1987, iniziò ad applicare la crioterapia ecoguidata a tumore del fegato inoperabile dalla chirurgia tradizionale.
L'interesse del dott. Onik si volse poi all'eventuale utilizzo di questa tecnica combinata in altri campi, ed egli si imbatté quasi immediatamente in quello della prostata. Nel 1990 contattò il dott. Jeffrey Cohen, un chirurgo specializzato in urologia, allo scopo di sviluppare insieme a lui una tecnica "non aperta" (senza incisioni) grazie all'uso dell'ecografia. La fattibilità di una tale tecnica e le eventuali complicanze furono, all'inizio, fatte oggetto di sperimentazione su cani.
I risultati furono eccellenti: i cani sopportavano la tecnica molto bene e gli effetti collaterali erano trascurabili; inoltre, i chirurghi erano in grado di osservare il processo di congelamento dall'inizio alla fine. Nel giugno 1990 pertanto i dottori Onik e Cohen si sentirono sufficientemente sicuri da sottoporre i primi pazienti alla tecnica.
Vi sono state pietre miliari e contrattempi, comunque, lo studio e l'evoluzione della procedura sono tali che oggi, negli USA, sono state eseguite più di 10.000 operazioni. Circa 120 centri, molti dei quali presso le più prestigiose università, sono operativi. I risultati sono stati tanto incoraggianti da far sì che la crioterapia sia fortemente supportata dalle associazioni dei pazienti portatori di cancro della prostata.

D. Come viene scelta questa procedura?

R. Lei incontrerà per un consulto il suo urologo di fiducia che la sottoporrà ad una visita. Egli controllerà la sua cartella clinica e gli altri esami eseguiti. Il medico le spiegherà che cos'è la crioterapia, le implicazioni della procedura, i rischi, le complicanze ed i vantaggi.
Durante questo colloquio, il medico le illustrerà le terapie disponibili contro il cancro alla prostata, ad esempio la privazione ormonale, la radioterapia sia con irradiazione dall'esterno che con impianti di granuli radioattivi, la prostatectomia radicale e la crioterapia. Il suo urologo traccerà uno specifico iter delle cure adatte al suo caso.
Le verranno presentati tutti i fatti noti di ogni terapia e, una volta pienamente al corrente, lei dovrà prendere la sua decisione. Qualunque sia la terapia da lei scelta, essa sarà quella giusta per lei.
Se la sua decisione riguarda la crioterapia, le verranno impartite ulteriori istruzioni e comunicate le possibili date per l'intervento.

D. In quali casi può venire effettuata questa procedura?

R. In quelli dove tramite biopsia è stata provata l'esistenza di un tumore prostatico.
La criochirurgia è stata applicata a tumori confinanti all'interno della ghiandola (stadi A e B) e a quelli propagatisi all'esterno (stadi C e D). La procedura viene anche intrapresa nei casi dove la radioterapia e la prostatectomia radicale non hanno sortito effetto e dove la biopsia mostra un recidiva del tumore prostatico. Nel suo caso particolare, l'urologo potrebbe decidere che bisognerà effettuare biopsie ulteriori per poter circoscrivere con precisione lo stadio della malattia e così guidare meglio la procedura.

D. Quali sono i rischi, le complicanze e i potenziali vantaggi della crioterapia?

R. I rischi sono i medesimi associati alla chirurgia generale: perdita di sangue, infezioni, incontinenza e il fallimento nel tentativo di debellare il cancro. A tutt'oggi non vi sono state segnalazioni di mortalità collegata alla procedura, né di perdita di sangue significativa (tale da richiedere trasfusioni), o di qualsiasi infezione pericolosa. Non si sono nemmeno verificati casi di incontinenza urinaria persistente.
Le complicanze finora collegate alla procedura sono fistole uretrorettali (tratto apertosi tra l'uretra e il retto con conseguente perdita di urina attraverso il retto), casi di distacco del tessuto uretrale (il tessuto dell'uretra si squama e può causare l'ostruzione del flusso urinario) e singoli casi di stenosi uretrale (il restringimento del canale che convoglia l'urina fuori dalla vescica).
Tutte queste complicanze sono state risolte positivamente. Inoltre, da circa due anni, sono in uso presso alcuni centri nuove tecniche di controllo della crioablazione mediante termometri. Questi strumenti, inseriti strategicamente, permettono di minimizzare le già rare complicanze e di migliorare percentuale di guarigione.
I potenziali vantaggi rispetto al tradizionale intervento chirurgico di prostatectomia radicale includono una incidenza molto minore di complicanze, un periodo di degenza decisamente ridotto (mediamente in 2 giorni contro 15/20), una più rapida convalescenza è, non ultimo, la possibilità di ripetere la stessa terapia ove fosse necessario.

D. Sono preoccupato per la mia potenza sessuale, rischio di perderla con questa procedura?

R. L'esperienza di Cohen è che 1 uomo su 3 riacquisterà la potenza entro 12 mesi dall'intervento. In altre parole, il 67% degli uomini è impotente. Recentemente Lee ha descritto nella sua casistica che il 59 % dei pazienti ritorna potente a 1 anno dalla crioablazione.
È probabile che alla base di questo ritorno alla potenza ci sia la rigenerazione dei tessuti nervosi. La percentuale reale deve ancora essere fissata. Tale argomento va affrontato singolarmente caso per caso.

D. Per quanto tempo devo restare in ospedale?

R. La durata media di degenza è di 2 giorni, salvo complicanze impreviste. Subito dopo l'intervento lei verrà sistemato nella zona di risveglio dove la terremo sotto controllo finché non sarà in grado di tornare nella sua stanza. La stessa sera potrà cenare normalmente. Il giorno dopo il chirurgo le farà una visita per vedere come si sente. Potrà alzarsi e deambulare. Sotto l'ombelico noterà un tubicino coperto da una medicazione. Questo tubicino si chiama soprapubico ed è stato posto nella vescica con lo scopo di farlo agire come valvola di sfogo quando lei cercherà di spingere per la prima volta l'urina attraverso il pene. Sarà il personale a spiegarle come trattarlo con cura. Normalmente, esso resta dentro la vescica per 7-10 giorni, la sua rimozione é agevole e indolore, nei giorni in cui resterà in sede non sarà di ostacolo ad una vita normale. Se starà sufficientemente bene, verrà dimesso il giorno seguente con una piccola scorta di antibiotici il cui dosaggio le verrà indicato. La maggioranza dei nostri pazienti torna alle proprie attività quotidiane entro 1 settimana dall'intervento, con pochissimi limiti ad esse.

D. Come mi devo comportare per i controlli?

R. Prima di lasciare l'ospedale le verrà fornito il calendario delle visite di controllo. Gli esami del sangue per stabilire il livello del P.S.A. verranno fatti 12 settimane dopo l'operazione. Di seguito, basterà un esame del sangue ogni 2/3 mesi. La prima biopsia prostatica transrettale le verrà effettuata a distanza di 3 mesi dall'intervento dopo il secondo esame del sangue. Le raccomandiamo, per questa biopsia, di rivolgersi allo stesso urologo che l'ha operato, in modo che il suo caso venga seguito con la massima attenzione fino in fondo.

D. In che percentuale la crioterapia è riuscita a debellare il cancro?

R. Al momento di questo scritto possediamo i seguenti dati dagli USA, sovrapponibili ai nostri: dei pazienti che sono stati operati da oltre 3 mesi, gli esami del P.S.A. e le biopsie non mostrano più traccia di cancro nel 90 % dei casi, mentre nel 10% le biopsie postoperatorie sono positive. La percentuale di biopsie positive cresce a seconda dello gravità della malattia originaria per il quale il paziente è stato operato.

fmlugnani@interware.it


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T.U.N.A. TRANSURETRAL NEEDLE ABLATION


Il sistema T.U.N.A. serve per distruggere l'adenoma prostatico (I.P.B.) con una tecnica minimamente invasiva, a basso rischio, senza ricovero ospedaliero, senza dover ricorrere ad anestesia generale.
Si utilizza uno strumento speciale che viene portato a contatto della prostata attraverso il canale urinario. Dalla punta dello strumento vengono fatti uscire 2 aghi sottili che penetrano nella ghiandola. Un generatore di basse frequenze radio é connesso ai 2 aghi che fungono così da antenna. Le onde elettromagnetiche causano un riscaldamento controllato della prostata fino a 90 .
Il calore generato distrugge l'adenoma, in un secondo tempo i tessuti si retraggono e il canale urinario si allarga in modo da migliorare il deflusso urinario.
Il T.U.N.A. é in uso presso numerosi centri in diversi paesi europei ed extraeuropei.
Sono possibili candidati a questo tipo di terapia della I.P.B. i soggetti con più di 45 anni, un punteggio di sintomi medio-grave che dura da oltre 3 mesi. Sono esclusi pazienti con adenomatosi a 3 lobi, sospetto adenocarcinoma, prostatite in atto, insufficienza renale, restringimenti del canale urinario, contratture del collo vescicale.
Fino ad ora sono stati trattati con questo sistema circa 1000 pazienti con un miglioramento medio di circa il 66% nella valutazione con punteggio sintomi.

VANTAGGI :

I vantaggi della tecnica consistono nella sua scarsa invasività, nella possibilità di operare pazienti in cattive condizioni, ad alto rischio operatorio, senza ricovero, la convalescenza breve, la rapida ripresa di una minzione normale, l'evitare i rischi connessi alle altre tecniche chirurgiche tradizionali.

SVANTAGGI :

Lo svantaggio essenziale é che non si conosce ancora il follow-up prolungato di questa tecnica. E' probabile che alcuni pazienti possano necessitare con il passare degli anni di una seconda procedura disostruttiva. Ad ogni modo questo evento si verifica anche con le tecniche tradizionali e pertanto non rappresenta un punto a sfavore esclusivo di questa metodica, ma di tutte le tecniche chirurgiche.

PRATICAMENTE :

Bisogna sottolineare che soltanto un accurato esame del singolo caso permette di stabilire se il paziente é eligibile a questo tipo di terapia che, come ogni altro tipo di cura, non va considerata la soluzione miracolistica di ogni problema, ma soltanto una nuova arma sofisticata posta vicino alle tecniche tradizionali.


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TERMINI MEDICI


BIOPSIA: La rimozione di un piccolo frammento del corpo a fini diagnostici.

EIACULAZIONE: L'emissione rapida di sperma solitamente associata all'orgasmo.

ESPLORAZIONE RETTALE: una procedura comune per la diagnosi dei tumori della prostata; si tratta di una visita particolare con la quale il medico inserisce nel retto del paziente un dito guantato e lubrificato, in modo da percepire la forma e le dimensioni della prostata attraverso la parete del retto.

FOSFATASI ACIDA PROSTATICA: si tratta di una sostanza dosabile nel sangue e che aumenta in molti casi quando il tumore si è diffuso fuori dalla ghiandola.

GHIANDOLE SURRENALI: situate sopra i reni, producono un a piccola parte dell'ormone maschile, il testosterone.

IMPOTENZA: la impossibilita di ottenere la penetrazione nel rapporti sessuale, solitamente per difficoltà di erezione.

INCONTINENZA: perdita incontrollata di urina.

LH-RH ANALOGHI: sostanze artificiali simili a quelle naturali che provocano la produzione del testosterone.

LINFOADENECTOMIA: rimozione dei linfonodi vicini alla prostata al fine di esaminare la eventuale presenza di cellule tumorali.

LINFONODI: piccole strutture a forma di fagiolo che si trovano lungo i vasi del sistema linfatico. I linfonodi producono globuli bianchi e filtrano i batteri o le cellule carcinomatose che circolano nel sistema linfatico.

METASTASI: La diffusione di cellule carcinomatose in altre parti dell'organismo.

ONCOLOGO: medico specialista nella cura dei tumori.

ORCHIECTOMIA: Rimozione chirurgica dei testicoli.

PERINEO : regione anatomica posta tra la radice dello scroto e l'ano.

PROSTATECTOMIA RADICALE: rimozione chirurgica della prostata, delle vescicole seminali e dei linfonodi vicini.

P S A predetto: valore di riferimento teorico del PSA del singolo individuo che si ottiene durante un esame ecografico transrettale della prostata: aiuta il medico nella decisione di eseguire o meno la biopsia prostatica.

P S A: sostanza prodotta esclusivamente del tessuto prostatico.

P S A test: esame del sangue con il quale si dosano i livelli del PSA, se tali livelli sono elevati bisogna sospettare la presenza di un cancro.

RETTO: la parte terminale dell'intestino che sbocca nell'ano.

SPERMA: liquido biancastro e denso contenente oltre agli spermatozoi anche il secreto della prostata.

STADIAZIONE: insieme degli esami che si eseguono per conoscere lo stadio di un cancro.

STADIO: termine usato per definire l'estensione del cancro.

TESSUTO: gruppo di cellule organizzate il modo da eseguire uno specifico compito.

TESTOSTERONE: ormone maschile prodotto dal testicoli e in piccola parte dalle ghiandole surrenali. Il testosterone stimola l'attività sessuale maschile e la crescita degli organi sessuali, compresa la prostata.

TUMORE: insieme di cellule che crescono in modo abnorme.

TUMORE BENIGNO: un tumore a crescita limitata, non canceroso.

TUMORE MALIGNO: un tumore di tipo canceroso, che tenda a svilupparsi e diffondersi senza controllo.

URETRA: canale che porta l'urina dalla vescica all'esterno durante la minzione.

UROLOGO: medico specialista nella diagnosi e cura delle malattie dell'apparato urinario e dell'apparato genitale maschile.


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